di Tommaso

Tra le tante cose a cui abbiamo dovuto rinunciare c’è sicuramente lo sport dal vivo. È un anno ormai che possiamo guardarlo soltanto in tv, e siamo decisamente stanchi.

Dall’inizio della pandemia di Covid-19 sembra che le uniche cose importanti siano numeri, dati, curve e indici, insomma proprio quelle cose che a scuola detesti. Qui invece parliamo di emozioni, parliamo delle emozioni che solo un tifoso può provare mentre segue una competizione dal vivo e che da un anno non si riescono più a provare.

È vero, forse riaprire gli stadi è “rischioso”, 60.000 persone accalcate, se l’obiettivo è di ridurre i contagi potrebbe risultare controproducente. Ma non c’è solo il calcio, per fortuna, e non esistono solo gli stadi.

Qualcuno dovrebbe provare almeno a spiegarci per quale motivo è proibito andare a vedere lo sport all’aperto, stando magari attenti a mantenere le giuste distanze.

È aprile, la stagione dei motori è appena cominciata, ma gli autodromi sono completamente vuoti. Per non parlare poi della stagione ciclistica che si appresta ad entrare nel vivo della competizione, ma le strade sono semideserte. Tutto l’inverno è passato senza nessuno che potesse divertirsi facendo qualche discesa ma ancor peggio nemmeno stare a bordo piste per guardare, fra l’altro, una stagione decisamente gloriosa per i colori italiani.

Siamo stanchi di questa apatia imposta, di questa anestetizzazione delle emozioni che già normalmente sono concesse solo nel fine settimana.

Di che emozioni parliamo? Per molti potrà risultare noioso, e non sono certo da biasimare, ma forse questi non si sono mai trovati sui tornanti di una salita come può essere lo Stelvio, gremito di gente per tutti i suoi 24 chilometri, ad attendere dalla mattina fino a che il volo degli elicotteri ti fa capire che finalmente i ciclisti sono vicini. Basta questo a capire che hanno imboccato le prime rampe della salita e poi finalmente il boato dei tifosi, che risale dalla valle, più veloce di chi la sta scalando e che anticipa quello che sarà il passaggio vero e proprio, seguito appunto dai ciclisti col volto “sfigurato” dalla fatica. Il tutto non dura che pochi minuti, ma chiunque ci si sia trovato sa che questi valgono ogni attesa.

O l’emozione di vedere dal vivo macchine e/o moto che sfrecciano a più di 300 chilometri orari, mentre il rumore dei motori lo riesci a sentire dentro come se per un attimo si fossero sostituiti al cuore pulsante. L’uomo che per gli attimi della gara smette di usare la macchina come un grigio strumento (o in certi casi della vita quotidiana di esserne paradossalmente usato) ma si fa uno con essa per superare ogni possibile limite contemplabile.

Sì certo, la tv è comoda, il Gran Premio lo si guarda anche da casa, ma noi vogliamo tornare a vivere lo sport in prima persona, vogliamo essere a bordo strada, sulle tribune degli autodromi a tapparci le orecchie per il troppo rumore, vogliamo tornare a gremire stadi e palazzetti, vogliamo tornare a emozionarci.

Vogliamo tornare a vivere e respirare.