Di Alessia
Introducendo il discorso “Unione Europea” con chiunque, ci renderemo sicuramente conto che, sempre più spesso rispetto al passato troveremo un’opinione contraria ad essa. Negli anni il progetto UE ha dimostrato abbondantemente le sue falle e il suo totale disinteresse nei confronti dei popoli. Ciò che però non si trova così spesso sono delle argomentazioni solide a favore di queste tesi “euroscettiche”.
È da questo presupposto che nasce la seguente rubrica, che avrà cadenza mensile e in cui si andrà ad approfondire tutto ciò che bisogna realmente sapere sull’Unione Europea e sul perché è un progetto fallimentare. Oggi tratteremo la storia della sua nascita così da poterci immergere nel contesto globale prima di scendere in argomentazioni un po’ più tecniche.
Questa è la storia di un’Europa diversa da quella che si immaginava avrebbe forgiato il futuro dei nostri popoli,è la storia di un sistema che dal 2002 devasta le economie europee, di un continente nelle mani di speculatori finanziari, di un progetto studiato a tavolino che ha portato le sorti d’Europa sull’orlo di un precipizio.
Sono tre gli statisti, ritenuti i padri fondatori di questo sistema: Robert Schuman, politico francese, Konrad Adenauer, cancelliere tedesco nel 1949, e l’italiano Alcide De Gasperi, fondatore della Democrazia Cristiana.
Le basi del progetto vennero gettate da Schuman, con l’obiettivo primario di porre sotto il controllo di un’Alta Autorità, dunque un apparato sovranazionale, la produzione di carbone e acciaio, compiendo un’integrazione di tipo industriale, limitando di fatto la sovranità delle Nazioni aderenti. A ciò seguì la nascita della Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio, ponendo in comune la produzione delle risorse siderurgiche.
Il progetto in questione prese il nome di Dichiarazione Schuman del 9 maggio 1950, a cui aderirono subito oltre alla Francia: Germania, Italia, Belgio, Lussemburgo e Paesi Bassi.
Fu questo il primo passo che avrebbe introdotto la strada verso l’unità, a cui sarebbe successa oltre che un’integrazione industriale, anche e soprattutto una di tipo economico.
L’idea di Unione Europea di Shuman, si basava sulla costruzione della pace, sul sogno di un’Europa moderna e unita, anche nelle diversità, di poter collocare ogni Nazione sotto una federazione non eletta, in grado di sostenere e amministrare le piccole comunità al suo interno, e demolendone ad ogni costo le sovranità, perché secondo la dottrina, una Nazione sovrana non può provvedere ai bisogni del suo popolo, non può garantirne lo sviluppo sociale ed economico.
Sotto questo impulso nasce l’Unione Europea nel 1993 con il trattato di Maastricht e successivamente nel 2002 l’imposizione di una moneta comune e unica, l’inizio della fine.
È questo infatti il primo passo che poi negli anni portò ad esempio al tracollo economico della Grecia, prima vittima di questo sistema economico, e definita “il più grande successo dell’Euro” da Mario Monti.
L’obiettivo ultimo dei padri fondatori era la creazione degli Stati Uniti d’Europa, una potenza mondiale, un continente sotto un’unica bandiera.
Perché fallirono su questo fronte? A salvarci, forse, è stato il senso di autodeterminazione insopprimibile che caratterizza le Nazioni europee. Il forte senso di nazionalità, di attaccamento alle radici.
Un’Europa, che, se pur vittima di un “economicidio”, privata del fondamento della sua società, cioè la sovranità, resiste con audacia, grazie ai suoi valori nativi, sedimentati nelle fondamenta di una cultura e di una storia che mai potranno essere cancellate da una falsa bandiera blu con una corona di stelle.
Commenti recenti